Filastrocche per fare la conta: da dove viene «Eeny, meeny, miny, moe» e perché la conta non è casuale

Chi sta sotto a nascondino, chi comincia, quale caramella prendere dal sacchetto? In Italia i bambini lo decidono da generazioni con una conta: «Ambarabà ciccì coccò», «Sotto il ponte di Baracca» e tante altre. Nei paesi di lingua inglese la stessa funzione ce l’ha «Eeny, meeny, miny, moe», che i bambini imparano spesso prima ancora di saper leggere. Dietro le parole senza senso della conta inglese più famosa c’è una storia lunga e in parte scomoda, oltre a un fatto sorprendente: la conta non ha niente di casuale.

Eeny, meeny, miny, moe oggi

La versione moderna più diffusa fa così:

Eeny, meeny, miny, moe,
Catch a tiger by the toe.
If he hollers, let him go,
Eeny, meeny, miny, moe.

Più o meno: «Acchiappa una tigre per il dito del piede, se strilla lasciala andare».

La grafia cambia (eenie, eeny, meenie, miney, mo, moe) e molti gruppi aggiungono versi, come «my mother told me to pick the very best one» («la mamma mi ha detto di scegliere il migliore»), per allungare la conta. Appartiene a una grande famiglia che i folcloristi di lingua inglese chiamano counting-out rhymes, le nostre filastrocche per fare la conta: a ogni parola o battuta si passa al giocatore successivo, e chi riceve l’ultima parola viene scelto oppure eliminato.

Le conte italiane più famose

I bambini italiani hanno le loro conte, e funzionano esattamente allo stesso modo. La più celebre comincia così:

«Ambarabà ciccì coccò,
tre civette sul comò...»

Accanto a questa c’è «Sotto il ponte di Baracca», un’altra conta notissima nei cortili. Sono filastrocche tradizionali, senza un autore noto e con molte varianti da una città all’altra. La matematica però è la stessa di «Eeny, meeny»: se il numero di parole è fisso e si sa da chi si comincia, il risultato è deciso in partenza. Più avanti vediamo perché.

Come funziona la conta

Un bambino, quello che conta, indica a turno i compagni in cerchio a tempo con le parole, spesso contando anche sé stesso. A ogni accento il dito passa alla persona successiva. Quando la filastrocca finisce, chi viene indicato sta sotto oppure esce dal giro. Nei giochi a eliminazione la conta si ripete finché non resta un solo giocatore.

La conta risolve un problema vero per i bambini: offre una scelta che tutti accettano come giusta, senza che un adulto debba intervenire. Il rito conta quanto il risultato. Siccome tutti sentono le parole e seguono il dito, la scelta sembra trasparente e imparziale.

«Eeny, meeny» è solo una delle tante conte di questo tipo. I bambini di lingua inglese usano anche, per esempio, «one potato, two potato» («una patata, due patate»): i giocatori tendono i pugni e chi conta li tocca uno dopo l’altro. Quando Henry Carrington Bolton raccolse filastrocche per la conta negli anni Ottanta dell’Ottocento, mise insieme esempi da molti paesi e molte lingue e concluse che questa abitudine si trovava tra i bambini quasi ovunque. Le parole cambiano da un posto all’altro, ma il metodo resta sorprendentemente uguale: una battuta per persona, e l’ultima battuta decide.

Perché la conta non è davvero casuale

Una conta è una sequenza fissa. Se ha un numero preciso di battute e si sa da chi parte chi conta, il risultato è deciso prima ancora che si dica una parola. Con quattro giocatori e una conta di sedici battute, per esempio, l’ultima battuta cade sempre sul giocatore che sta subito prima del punto di partenza, contando in senso orario.

I bambini lo capiscono presto. Chi conta e vuole un certo risultato può partire da un’altra persona, aggiungere un verso o allungare una parola su due battute. Ecco perché nei cortili si litiga così spesso al grido di «rifacciamo!», e perché la conta va bene per le scelte da poco ma non per quelle che devono essere davvero eque.

Le prime fonti scritte

Nessuno sa chi abbia detto per primo «eenie meenie». Quello che si può ricostruire è quando le varie versioni hanno cominciato a comparire a stampa.

  • Iona e Peter Opie, i massimi studiosi del folclore infantile del Novecento, registrarono una conta simile che cominciava con «Hana, man» e che i bambini di New York recitavano intorno al 1815.
  • Nel 1855 la rivista britannica Notes and Queries pubblicò una versione americana che cominciava con «Eeny, meeny, moany, mite».
  • Nel 1882 il glossario del dialetto della Cornovaglia di Fred Jago riportò una versione locale che cominciava con «Ena, mena, mona, mite».
  • Nel 1888 il chimico e folclorista americano Henry Carrington Bolton pubblicò The Counting-Out Rhymes of Children («Le filastrocche dei bambini per fare la conta»). Vi descriveva «eeny, meeny, miny, mo» come la conta preferita dei bambini americani e riportava testimonianze da molti stati.

Alla fine dell’Ottocento, dunque, la conta era ben radicata su entrambe le sponde dell’Atlantico, in tantissime varianti locali. Poiché passava a voce da un bambino all’altro, non è mai esistito un testo unico.

Da dove viene?

Le teorie sono diverse, e nessuna è dimostrata.

  • Antiche parole per contare. I suoni iniziali ricordano i numeri di vecchi sistemi di conteggio britannici, come la conta dei pastori «yan, tan, tethera» nel nord dell’Inghilterra. Gli Opie ritenevano che la filastrocca potesse derivare da un conteggio di questo tipo.
  • Divinazione per sorteggio. Bolton sosteneva che le conte in generale derivassero da antiche usanze di scelta per sorte. Nello stesso libro ammetteva che si trattava in parte di una supposizione.
  • Paralleli europei. Filastrocche senza senso simili esistono in altre lingue, tra cui il tedesco e l’olandese, il che fa pensare a una tradizione comune di conte infantili più che a un’unica fonte.

Si legge spesso che la conta fosse usata dai druidi o servisse a scegliere le vittime dei sacrifici nei riti celtici o sassoni. Non esiste alcuna prova documentaria di tutto questo. Al massimo si può dire che i suoni forse richiamano antiche parole per contare, e che le prime testimonianze sicure risalgono all’Ottocento.

La versione razzista

Per buona parte della sua storia, una versione americana molto diffusa conteneva nel secondo verso, dove oggi c’è «tiger», un insulto razzista contro le persone nere. La raccolta di Bolton del 1888 riporta la filastrocca in questa forma, e Dictionary.com osserva che questa versione è stata molto usata fino agli anni Cinquanta circa. Gli Opie scoprirono che l’insulto non faceva parte della tradizione inglese più antica, e che la versione americana si diffuse in Gran Bretagna nel Novecento.

Più o meno dalla metà del Novecento si sono affermate alternative adatte ai bambini come «tiger», e «catch a tiger by the toe» è oggi la versione standard che si insegna ai piccoli. La vecchia formulazione fa ancora discutere quando torna a galla, ed è un buon motivo per restare alla versione moderna.

Modi più equi per scegliere qualcuno

Per una partita veloce a ce l’hai, la conta va benissimo. Quando la scelta conta davvero, per esempio chi interrogare per primo in classe o chi vince un premio, meglio un metodo che chi conta non possa pilotare.

  1. Usa uno strumento casuale. Il nostro estrattore di nomi fa girare una ruota di nomi e si ferma a caso su uno, senza nessuno che conti.
  2. Estrai i nomi da un cappello, ben mescolati, senza guardare.
  3. Se usi comunque una conta, lascia scegliere il punto di partenza a qualcuno che non sia chi conta.

Gli insegnanti che vogliono interrogare in modo equo possono anche riempire la ruota della fortuna con i nomi della classe o estrarre un numero del registro con il generatore di numeri casuali.

Fonti

  • Bolton, H. C. (1888). The Counting-Out Rhymes of Children: Their Antiquity, Origin, and Wide Distribution. London: Elliot Stock. archive.org
  • Opie, I. and Opie, P. (1951). The Oxford Dictionary of Nursery Rhymes. Oxford University Press (come riassunto nella voce di Wikipedia qui sotto).
  • Eeny, meeny, miny, moe. Wikipedia (in inglese). en.wikipedia.org
  • Martin, G. Eeny, meeny, miny, mo: meaning and origin. The Phrase Finder. phrases.org.uk
  • The Racist History of "Eenie, Meenie, Miney, Moe". Dictionary.com (2018). dictionary.com

FAQ

Quanti anni ha la conta «Eeny, meeny, miny, moe»?

Conte simili sono state registrate già all’inizio dell’Ottocento, e una versione vicina a quella moderna era molto diffusa tra i bambini americani nel 1888. L’origine esatta è sconosciuta.

La conta viene dai Celti o dai druidi?

Non ci sono prove. Alcuni folcloristi hanno notato che i suoi suoni somigliano ad antiche parole britanniche per contare come yan, tan, tethera, ma è una teoria, non un’origine documentata.

Perché «Eeny, meeny» è controversa?

Le vecchie versioni americane e britanniche contenevano un insulto razzista nel secondo verso. La conta moderna usa invece tiger (tigre), e questa versione è diventata quella abituale a metà del Novecento.

La conta per bambini è davvero casuale?

No. Con un numero fisso di parole e un punto di partenza noto, il risultato è deciso prima di cominciare, e chi conta può pilotarlo. Un estrattore di nomi casuale è più equo.

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